Area clinico-assistenziale

Gruppo di ricerca

SELF-CARE NELLE MALATTIE CRONICHE

Prof.ssa Rosaria Alvaro

Ordinario Scienze Infermieristiche

Prof. Ercole Vellone

Associato Scienze Infermieristiche

 
Assegnisti di ricerca: Dr.ssa Angela Durante, Dr.ssa Maddalena De Maria, Dr. Marco Di Nitto
Dottori di Ricerca: Dr. Francesco Corvese, Dr. Paolo Iovino, Dr.ssa Vittoria Giordano

 

                Il self-care delle malattie croniche: il contributo del gruppo di ricerca

Il self-care è un “processo decisionale messo in atto dal paziente per preservare la salute e gestire la malattia cronica” (Riegel et al., 2018).

Il self-care è anche un fenomeno di interesse infermieristico perché include comportamenti di vita quotidiana modificabili su cui l’infermiere può agire durante l’intero processo assistenziale.

Si compone di tre dimensioni:

self-care maintenance: comportamenti volti a migliorare il benessere e mantenere la salute (es. praticare attività fisica, aderenza alla terapia)

self-care monitoring: comportamenti di sorveglianza di segni e sintomi della malattia (es. monitoraggio della pressione arteriosa, della glicemia, controllo della cute peristomale)

self-care management: comportamenti di gestione di segni e sintomi della malattia (es. modificare l’attività fisica o la dieta).

Il contributo del caregiver* al self-care è “un processo di raccomandazione o sostituzione al paziente. Viene attuato dal caregiver per sollecitare quei comportamenti che mantengono stabili le malattie croniche e ne consentono la gestione di segni e sintomi” (Vellone et al., 2019).

Nell’ambito del self-care, l’infermiere:

identifica i pazienti con inadeguati livelli di self-care

attua interventi educativi e ne valuta gli esiti

identifica i caregiver con inadeguato contributo al self-care

coinvolge il caregiver nel processo di cura dell’assistito.

 

I principali risultati ottenuti dal gruppo di ricerca

Il gruppo di ricerca ha prodotto evidenze su come un inadeguato self-care nelle cronicità prese in considerazione (scompenso cardiaco, diabete mellito, BPCO, malattie del motoneurone, lesioni midollari, malattie croniche multiple, stomie intestinali ed urinarie) ha un impatto negativo su:

  mortalità (Jaarsma et al., 2013)

  numero di riospedalizzazioni, accessi non programmati ai servizi sanitari e accessi al Pronto Soccorso (Buck et al., 2015)

  riacutizzazioni e complicanze (Lee et al., 2017).

 

Ulteriori studi hanno consentito al gruppo di ricerca di:

  sviluppare e validare strumenti specifici di misura per identificare i pazienti con deficit di self-care e concentrare gli interventi educativi sulle popolazioni a rischio (De Maria et al., 2019; Vellone et al., 2013; Villa et al., 2019)

  identificare i predittori dei comportamenti di self-care, quali: età, genere, istruzione, stato socioeconomico e variabili cliniche (Cocchieri et al., 2015).

Il gruppo di ricerca ha inoltre dimostrato che il contributo del caregiver al self-care ha un impatto positivo su funzionalità fisica, qualità di vita, aderenza alla terapia, riduzione delle ospedalizzazioni, durata dei ricoveri e complicanze negli assistiti (Buck et al., 2015).

 

Studi condotti dal gruppo di ricerca sui caregiver di pazienti affetti da scompenso cardiaco, malattie croniche multiple e portatori di stomie intestinali ed urinarie hanno permesso di:

descrivere il contributo del caregiver al selfcare (Durante et al., 2018)

sviluppare e validare strumenti di misura del contributo del caregiver al self-care (Villa et al., 2019)

identificare i predittori del contributo del caregiver al selfcare (Bidwell et al., 2015).

 

Gli strumenti di misura hanno consentito di identificare i caregiver che contribuivano in modo inadeguato al self-care e di studiare il self-care nella diade paziente-caregiver (Buck et al., 2017).

L’identificazione dei predittori del contributo del caregiver al self-care ha dimostrato come alcune caratteristiche individuali del caregiver possano influenzare il processo di self-care e gli esiti delle cure (Durante et al., 2019).

Gli studi sul selfcare nella diade paziente-caregiver hanno prodotto evidenze su come la qualità della relazione interpersonale possa influenzare l’intero processo di selfcare (Vellone et al., 2017).

 

Sviluppi futuri

 

  Il gruppo di ricerca intende effettuare studi per testare strategie finalizzate al miglioramento del self-care della diade paziente-caregiver, alla riduzione della mortalità, delle riospedalizzazioni improprie, degli accessi in Pronto Soccorso e della spesa sanitaria.

  Il gruppo di ricerca intende effettuare ulteriori studi per ampliare le conoscenze sul processo di self-care in pazienti affetti da patologie neoplastiche in trattamento con chemioterapici orali.

  Il gruppo di ricerca condurrà anche studi longitudinali per analizzare le traiettorie di comportamento inerenti il selfcare ed il contributo del caregiver al selfcare.

 

COLLABORAZIONI E FINANZIAMENTI

 

 

Tutte le pubblicazioni prodotte dal gruppo di ricerca sono disponibili al seguente link:

 

Strumenti sviluppati/validati

·         Self Care of Heart Failure Index (SCHFI) > misura i comportamenti di self care del paziente affetto da scompenso cardiaco

·         Self Care of Chronic Obstructive Pulmonary Disease (SC-COPDI) > misura i comportamenti di self care del paziente affetto da broncopneumopatia cronica ostruttiva

·         Self Care Of Diabetes Inventory (SCODI) > misura i comportamenti di self care del paziente affetto da diabete mellito

·         Self Care of Chronic Illness Inventory (SC-CII) > misura i comportamenti di self care del paziente affetto da malattie croniche

·         Caregiver Contribution of Self Care of Heart Failure Index (CC-SCHFI) > misura i comportamenti di contributo del caregiver al self care dello scompenso cardiaco

·         Caregiver Contribution of Self Care of Chronic Illness Inventory (CC-SC-CII) > misura i comportamenti di contributo del caregiver al self care delle malattie croniche

Area clinico-assistenziale

Gruppo di ricerca

CONDIZIONI DI CRONICITA’

 Prof. Rosaria Alvaro
Ordinario Scienze Infermieristiche

Prof. Ercole Vellone
Associato Scienze Infermieristiche

Assegnisti di ricerca: Dr. Gianluca Pucciarelli, Dr. Silvio Simeone
Dottorandi: Dr.ssa Tatiana Bolgeo, Dr. Antonello Petrizzo

 

La cronicità: Il contributo del gruppo di ricerca

Il gruppo di ricerca si focalizza sui nuovi fabbisogni assistenziali, espressi e non, dalla popolazione. In particolar modo, ha individuato all’interno del contesto clinico assistenziale sulle malattie croniche i seguenti aspetti prioritari:

  • favorire l’aderenza terapeutica delle persone affette da cronicità, al fine di ridurre i costi sanitari
  • comprendere l’influenza dei familiari sull’aderenza terapeutica e sulla qualità di vita di chi è affetto da patologia cronica e fragilità
  • validare strumenti specifici atti alla corretta misurazione di outcome assistenziali nell’ambito della cronicità e fragilità
  • valutare l’impatto che gli assistenti familiari (c.d. badanti) hanno all’interno di un nucleo familiare

I principali risultati ottenuti dal gruppo di ricerca

Il gruppo di ricerca ha dimostrato:

  • la riduzione della spesa sanitaria sostenuta da persone affette da cronicità attraverso interventi educativi inerenti la preparazione di caregiver informali (Pucciarelli et al., 2019)
  • la riduzione delle giornate di degenza ospedaliera all’interno di una Terapia Intensiva di cardiochirurgia attraverso programmi di individuazione precoce di eventi avversi come il delirium (Simeone et al.,2018)
  • l’esistenza di variabili che predicono ed influenzano la qualità di vita dei pazienti con ictus e dei familiari che se ne prendono cura (caregiver informale) (Pucciarelli et al., 2019)
  • l’interdipendenza multidimensionale reciproca tra la persona con ictus e caregiver informale (Simeone 2015) (Pucciarelli et al. 2017; Pucciarelli et al., 2019)
  • l’influenza della funzionalità fisica del paziente e del burden del caregiver informale sulla qualità di vita della diade (paziente con ictus-familiare) (Pucciarelli et al. 2017)
  • il miglioramento dell’aderenza terapeutica di una persona con patologia cronica attraverso una adeguata preparazione del caregiver (Virgolesi et al., 2019)
  • il miglioramento della qualità di vita dei genitori di bambini affetti da patologie croniche attraverso programmi educativi (Simeone et al., 2017)

Il gruppo di ricerca ha testato la validità e l’affidabilità delle seguenti scale:

  • Cardiac Children’s Hospital Earling Warning Scoring, (Simeone et al, 2019)
  • Stroke Imapct Scale (Vellone te al., 2015)
  • Cornell Assessment of Pediatric Delirium (Simeone et al.,2019)
  • Mutuality scale (Pucciarelli et al.,2018) (Pucciarelli et al., 2016)
  • Caregiver Preparedness Scale (Pucciarelli et al.,2018)

Sviluppi futuri

Il gruppo di ricerca ha avviato nuovi studi al fine di progettare, sperimentare ed attuare:

  • specifici strumenti valutativi di outocomes assistenziali specifici nelle condizioni di cronicità (es.: riduzione degenza ospedaliera, riduzione spesa sanitaria sociale ed individuale)
  • programmi educativi specifici rivolti ai caregiver di persone con patologie croniche
  • programmi educativi specifici per gli assistenti familiari

Il gruppo di ricerca ipotizza che tali sviluppi futuri possano portare ad una riduzione della spesa sanitaria sociale ed individuale, riducendo i giorni di degenza ospedaliera ed i ricoveri inappropriati.

COLLABORAZIONI E FINANZIAMENTI

Ulteriori collaborazioni sono attive con: Campus Biomedico di Roma, fondazione G. Monasterio, Health and Science Università di Portland-Ontario, Univesità Bicocca di Milano

Per ulteriori approfondimenti tutte le pubblicazioni prodotte sono disponibili al seguente link:

https://drive.google.com/drive/folders/1Z7zhyFQibey_P1duPkIQ7yYQMMcwZPLZ

CONTATTARE

gianluca.pucciarelli@uniroma2.it

Strumenti sviluppati/validati

  • Cardiac Children’s Hospital Earling Warning Scoring (C-CHEWS)> è in grado di individuare rapidamente bambini operati di chirurgia cardiaca ricoverati in reparto di degenza chirurgica post-operatoria che necessitano di cure intensive, può predirre arresti cardiocircolatori improvvisi in tale popolazione
  • Stroke Imapct Scale (SIS)> Uno strumento specifico per misurare la qualità di vita delle persone con ictus cerebrale
  • Cornell Assessment of Pediatric Delirium (CAPD)> è in gradi di individuare delirium ipoattivo, iperattivo o misti nella popolazione pediatrica, maggiormente al di sotto dell’età scolastica
  • Mutuality scale (MS)> valuta il libello di mutualità presente nella diade di cura
  • Caregiver Preparedness Scale (CPS)> valuta la preparazione percepita del caregiver

Premi e riconoscimenti

  • 2016, premio nazionale G. Zunnino Società Italiana di Cardiologia Pediatrica
  • 2017 premio nazionale G.Zunnino Società Italiana di cardiologia pediatrica
  • 2018 premio nazionale G.Zunnino Società Italiana di cardiologia pediatrica
  • 2017 CVSN Stroke Article of the Year Award
  • 2018 Premio SISI award 2018 Società italiana Scienze infermieristiche
  • 2018 GRANT Cardiaca research Fondazione cuore Domani Società Italiana Chirurgia
  • 2018 Post-doctoral mentorship Award- European Society of Cardiology
  • 2019 premio nazionale Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare
  • 2019 CVSN Clinical Article of year Award American Heart Association’s Council on Cardiovascular and Stroke Nursing

Scarica la brochure Condizioni di cronicità

 
 

Area clinico-assistenziale

Gruppo di ricerca

NURSING MINIMUM DATA SET

Prof. Rosaria Alvaro
Ordinario Scienze Infermieristiche

Prof. Ercole Vellone
Associato Scienze Infermieristiche

Assegnisti di ricerca: Dr.ssa Valentina Zeffiro

Dottori di ricerca: Dr. Antonello Cocchieri, Dr. Fabio D’Agostino, Dr. Gianfranco Sanson, Dr. Maurizio Zega

Dottorandi: Dr.ssa Mariangela Vanalli, Dr. Manuele Cesare

 

I Nursing Minimum Data Set (NMDS): il contributo del gruppo di ricerca

La rapida diffusione delle conoscenze infermieristiche ha generato un’ampia quantità di dati che gli infermieri utilizzano e processano per l’erogazione dell’assistenza. Tale quadro ha guidato il gruppo di ricerca nello studio di sistemi informatizzati e terminologie standardizzate in grado di rendere più agevole la compilazione e la gestione della documentazione infermieristica.

Un insieme minimo di elementi informativi, con definizioni e categorie uniformi relative alla dimensione specifica dell’assistenza infermieristica, che risponde alle necessità d’informazione da parte di più utilizzatori nell’ambito del sistema della salute” (Werley, 1991).

In particolar modo il gruppo di ricerca si è occupato di:

  • ricondurre ad un linguaggio infermieristico standardizzato quanto riportato dagli infermieri nella documentazione assistenziale
  • sviluppare un NMDS che guidi gli infermieri nell’attuazione del processo di nursing
  • verificare l’influenza dei NMDS sull’accuratezza della documentazione infermieristica
  • validare in italiano uno strumento (D-Catch) in grado di misurare l’accuratezza della documentazione infermieristica
  • indagare l’impatto che gli elementi dell’assistenza infermieristica (diagnosi e interventi) hanno sugli outcome assistenziali e organizzativi
  • tradurre in italiano, tramite backtranslation, il Clinical Care Classification (CCC) Model, una tassonomia infermieristica riconosciuta a livello internazionale e gratuita

I principali risultati ottenuti dal gruppo di ricerca

Il gruppo di ricerca ha raggiunto i seguenti risultati:

  • ha dimostrato che ciò che gli infermieri italiani scrivono nella loro documentazione può essere facilmente ricondotto a una terminologia infermieristica standard condivisa a livello internazionale (D’Agostino et al., 2018)
  • ha sviluppato un sistema informativo infermieristico, denominato PAI (Professional Assessment Instrument), che include un NMDS caratterizzato da un linguaggio infermieristico standardizzato (D’Agostino, Vellone, Tontini, Zega, & Alvaro, 2012). Tale sistema, registrato alla SIAE, è integrato nella documentazione sanitaria elettronica del Policlinico A. Gemelli dal 2013 (D’Agostino et al., 2013). Il PAI è in via di utilizzo anche in altre realtà della Regione Lazio
  • ha descritto la prevalenza delle diagnosi e interventi infermieristici e ha analizzato il loro impatto positivo sul livello di dipendenza dei pazienti e la loro correlazione con le diagnosi mediche, sia in setting ospedalieri che territoriali (Sanson et al., 2019; Zeffiro et al., 2018)
  • ha dimostrato che la complessità assistenziale, data dalla tipologia di diagnosi infermieristiche, è correlata al tempo di degenza e alla mortalità (D’Agostino et al., 2017)
  • ha individuato il numero di diagnosi infermieristiche essere un forte predittore indipendente del tempo di degenza (D’Agostino et al., 2019)
  • ha dimostrato che la versione italiana del D-Catch è uno strumento valido e affidabile (D’Agostino et al., 2015)
  • ha prodotto evidenza che l’utilizzo del PAI migliora l’accuratezza descrittiva cronologica e diagnostica della documentazione infermieristica (D’Agostino et al., 2019)

ha tradotto il CCC Model, in collaborazione con l’autrice, la Dott.ssa Virginia Saba. È stato inoltre inserito nel sito CCC (https://www.sabacare.com/framework/translations/) tra le traduzioni ufficialmente riconosciute

 

Sviluppi futuri

Il gruppo di ricerca sta lavorando a nuovi progetti e/o studi di ricerca al fine di:

  • studiare l’applicabilità e l’efficacia dei NMDS nei setting territoriali
  • studiare l’impatto che gli elementi dell’assistenza infermieristica hanno sugli outcome assistenziali e organizzativi, in ulteriori setting ospedalieri e territoriali
  • analizzare la prevalenza delle diagnosi infermieristiche in diversi setting assistenziali nazionali e internazionali
  • confrontare, analizzando la letteratura internazionale, le 5 terminologie infermieristiche standardizzate riconosciute dall’American Nurses Association (ANA) per definirne vantaggi e svantaggi
  • sviluppare una versione aggiornata del PAI

Il gruppo di ricerca ipotizza che tali sviluppi futuri possano portare all’individuazione di un NMDS adeguato alla realtà assistenziale italiana. Inoltre, il gruppo ritiene che, dimostrando l’efficacia dei NMDS nella pratica clinica, questi sistemi informativi possano essere diffusi e validati nei diversi setting assistenziali e utilizzati non solo per fini assistenziali ma anche per fini di politica sanitaria (miglioramento della qualità delle cure e remunerazione dell’assistenza infermieristica).

Il gruppo propone l’inserimento dell’assistenza infermieristica all’interno del calcolo dei DRG, per essere considerata come uno dei costi ospedalieri.

 

COLLABORAZIONI E FINANZIAMENTI

Ulteriori collaborazioni stanno per essere attivate con le ASL Roma 4 e Roma 6.

Per ulteriori approfondimenti tutte le pubblicazioni prodotte sono disponibili al seguente link:

https://drive.google.com/drive/folders/1Z7zhyFQibey_P1duPkIQ7yYQMMcwZPLZ

CONTATTARE

valentina.zeffiro@uniroma2.it

 

Strumenti sviluppati/validati

D-Catch > misura l’accuratezza della documentazione infermieristica

Scarica la brochure Nursing Minimum Data Set

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